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viernes, enero 26, 2018

Alain Delon, el mujeriego devoto de la Virgen

Leí esta entrevista que me conmovió: si algún día, por lo que sea, nos alejamos de Dios y de la Iglesia, el amor a la Virgen es señal segura de predestinación. Un hombre mujeriego, transgresor y vividor, pero que en los últimos años ha dado testimonio valiente de la verdad. Un corazón herido, por el que rezamos tantos católicos del mundo ahora con María.

Creo que irá al Cielo. Porque es imposible que se condene quien ama así a María.



Leed.


https://www.religionenlibertad.com/alain-delon-lucha-entre-sinsentido-confiesa-61916.htm



lunes, enero 01, 2018

Carta de Benedicto XVI

Como ustedes saben, sigo de cerca las intervenciones de Benedicto XVI, como también las del Papa Francisco. Estas están en vatican.va completas, mientras que las del Papa Emérito —no siendo él ya el Romano Pontífice— no se publican oficialmente. Por eso, les dejo aquí, tomada de otro sitio, la reciente Carta al Cardenal Müller.

Tomada de este sitio web.

Es muy profunda e instructiva, como siempre, y no tiene nada que ver con las interpretaciones fuera de contexto que quieren darle algunos periodistas.

Leed.

Eminenza, caro confratello,
il tuo settantesimo compleanno si sta avvicinando e anche se non sono più in grado di scrivere un vero contributo scientifico per la miscellanea che ti sarà dedicata per questa occasione, vorrei comunque partecipare con una parola di saluto e di ringraziamento.
Sono trascorsi ormai ventidue anni da quando, nel marzo 1995, mi regalasti la tua Katholische Dogmatik für Studium und Praxis der Theologie. Questo fu per me allora un segno incoraggiante del fatto che anche nella generazione teologica postconciliare vi fossero pensatori con il coraggio di occuparsi dell'intero, di presentare cioè la fede della Chiesa nella sua unità e integralità. Infatti, così com'è importante l'esplorazione del dettaglio, non è meno importante che la fede della Chiesa appaia nella sua unità interna e integralità e che in ultimo la semplicità della fede emerga da tutte le riflessioni teologiche complesse. Perché la sensazione che la Chiesa ci carichi di un fardello di cose incomprensibili, che alla fine possono interessare solo gli specialisti, è l'ostacolo principale per pronunciare il sì al Dio che in Gesù Cristo ci parla. Non si diventa, secondo la mia opinione, un grande teologo per il fatto di riuscire ad affrontare dettagli minuziosi e difficili, ma per il fatto che si è in grado di presentare l'ultima unità e semplicità della fede.
La tua Dogmatik in un volume però mi ha riguardato anche per un motivo autobiografico. Karl Rahner aveva presentato nel primo volume dei suoi scritti un progetto per una rinnovata costruzione della dogmatica, che aveva elaborato insieme ad Hans Urs Von Balthasar. Questo fatto ovviamente ha risvegliato in tutti noi un'incredibile sete di vedere questo schema riempito di contenuti e portato a compimento. Il desiderio di una dogmatica firmata Rahner-Balthasar, che nacque in questa occasione, si scontrò con un problema editoriale. Erich Wewel aveva convinto, negli anni '50, padre Bernard Häring di scrivere un manuale di teologia morale, che dopo la sua pubblicazione divenne un grande successo. Allora all'editore venne un pensiero: che anche nella dogmatica dovesse essere realizzato qualcosa di simile e che fosse necessario che tale opera venisse scritta in un volume unico da una sola mano. Ovviamente si rivolse a Karl Rahner, chiedendogli di scrivere questo libro. Però Rahner era nel frattempo invischiato in così tanti impegni che non si ritenne in grado di corrispondere ad una così grande impresa. Stranamente consigliò all'editore di rivolgersi a me, che a quel tempo, all'inizio del mio cammino, stavo insegnando dogmatica e teologia fondamentale a Frisinga. Però anch'io, nonostante fossi agli esordi, ero coinvolto in molti impegni e non mi sentivo in grado di scrivere un'opera così imponente in un tempo accettabile. Allora chiesi di poter coinvolgere un collaboratore – il mio amico padre Alois Grillmeier. Nel limite del possibile ho lavorato al progetto e diverse volte mi sono incontrato con padre Grillmeier per ampie consultazioni. Però il Concilio Vaticano II richiese tutti i miei sforzi nonché di pensare in modo nuovo tutta l'esposizione tradizionale della dottrina della fede della Chiesa. Quando nel 1977 fui nominato arcivescovo di Monaco-Frisinga era chiaro che non potevo più pensare ad una tale impresa. Allorché nel 1995 il tuo libro giunse nelle mie mani, vidi inaspettatamente che era stato realizzato da un teologo della generazione successiva alla mia quanto desiderato in precedenza, ma non era stato possibile realizzare.
Poi ti ho potuto conoscere personalmente, quando la Conferenza Episcopale Tedesca ti propose come membro della Commissione Teologica Internazionale. In essa ti sei contraddistinto soprattutto per la ricchezza del tuo sapere e per la tua fedeltà alla fede della Chiesa che ti sgorgava da dentro. Quando nel 2012 il Cardinal Levada ha lasciato il suo incarico di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede per motivi di età, apparivi, dopo varie riflessioni, come il vescovo più adatto per ricevere questo incarico.
Quando nel 1981 accettai questo incarico, l'arcivescovo Hamer – allora Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede – mi spiegò che il prefetto non doveva essere necessariamente un teologo, ma un saggio, che affrontando le questioni teologiche non facesse valutazioni specifiche, ma riconoscesse cosa fare in quel momento per la Chiesa. La competenza teologica si doveva trovare piuttosto nel segretario che guida le Consulta, cioè la riunione dei periti, che insieme danno un giudizio scientifico accurato. Ma similmente alla politica, l'ultima decisione non spetta ai teologi, bensì ai saggi, che conoscono gli aspetti scientifici e, oltre a questi, sanno considerare l'insieme della vita di una grande comunità. Negli anni del mio ufficio, ho cercato di corrispondere a questo criterio. Quanto vi sia riuscito, lo possono valutare altri.
Nei tempi confusi, nei quali stiamo vivendo, l'insieme di competenza teologica scientifica e saggezza di colui che deve prendere la decisione finale mi sembra molto importante. Penso per esempio che nella Riforma liturgica le cose sarebbero andate a finire diversamente se la parola dei periti non fosse stata l'ultima istanza, ma se, oltre a questo, avesse giudicato una saggezza in grado di riconoscere i limiti dell'approccio di un “semplice” studioso.
Nei tuoi anni romani ti sei sempre nuovamente impegnato a non agire soltanto come studioso, ma come saggio, come padre nella Chiesa. Tu hai difeso le chiare tradizioni della fede, ma secondo la linea di papa Francesco, hai cercato di comprendere come possano essere vissute oggi.
Papa Paolo VI voleva che i grandi compiti nella Curia - quello del Prefetto e del Segretario - venissero assegnati sempre solo per cinque anni, per tutelare in questo modo la libertà del Papa e la flessibilità del lavoro della Curia. Nel frattempo il tuo contratto quinquennale nella Congregazione per la Dottrina della Fede è terminato. In questo modo non hai più un incarico specifico, ma un sacerdote e soprattutto un vescovo e cardinale non va mai in pensione. Per questo puoi e potrai anche in futuro servire la fede pubblicamente, a partire dall'essenza intima della tua missione sacerdotale e del tuo carisma teologico. Noi tutti siamo felici che con la tua grande e profonda responsabilità e il dono della parola che ti è dato, sarai presente anche in futuro nella lotta del nostro tempo per la retta comprensione dell'essere uomo e dell'essere cristiano. Il Signore ti possa sostenere.
Infine devo ancora esprimere un ringraziamento tutto personale. Come vescovo di Regensburg hai fondato l'Institut Papst Benedikt XVI, che – guidato da un tuo alunno – sta compiendo un lavoro veramente encomiabile per mantenere pubblicamente presente la mia opera teologica in tutta la sua  portata. Il Signore ti ricompenserà della tua fatica.

Città del Vaticano, Monastero Mater Ecclesiae
Festa di Sant'Ignazio di Loyola 2017
tuo Benedetto XVI

domingo, diciembre 24, 2017

La fe de la Iglesia católica es inmutable

Les dejo un artículo que explica bien, en su sencillez, por qué el desarrollo homogéneo de la doctrina católica —defendido desde San Vicente de Lerins hasta el beato JH Newman y actualmente con algunas confusiones— significa precisamente que la fe de la Iglesia no cambia y no puede cambiar. Si alguien usa esa teoría para pretender que se ha derogado algo, que la Iglesia antes creía que sí pero ahora cree que no, le da una interpretación totalmente errada y amañada.

Leed:

https://www.firstthings.com/web-exclusives/2017/11/four-ideas-about-development


miércoles, noviembre 22, 2017

Una vieja cristiana y valiente

Todos los análisis políticos de expertos —que si el centro aquí, que si la modernización capitalista allá, que si los votos del frente este o aquel, que si el neoliberalismo y Jaime Guzmán...— no ven que la mayoría de Chile vibra con esto: cuando un carabinero defiende a una viejecilla asaltada.

¡O al revés!


(Obviamente que no es lo más prudente: pero seguro que aquí siguió un don del Espíritu Santo).


Simbólico.

¡Y tiene fibromialgia!

(Las reflexiones ideológicas no captan la vida en sus fuentes).

La señora es un poco pícara (sanamente, como los poetas del siglo XVI).

Las feminazis se escandalizarían.

La señora es cristiana: no tiene miedo porque dice que con ella está el Señor. «El Señor me envió...». ¡Y hasta les dice que siempre le pide al Ángel de la Guarda que los proteja! Les da bendiciones.

Los santos laicos se burlarán (los periodistas pasan por alto este asunto: pero son empáticos y respetuosos).

Ella sufre su dolor físico: «lo ofrezco yo...». Es una cristiana vieja.

Dios mío, dame algo de ella: fe y sentido común. Y valentía, un poco.




martes, noviembre 21, 2017

Voto de JAK por SP: su única posibilidad coherente

José Antonio Kast es un hombre de una sola línea.

Nadie debe sorprenderse de que haya tomado la decisión de proseguir su lucha para dejar a la izquierda afuera del gobierno, y darnos paz y estabilidad.

Por eso, me pareció genial de su parte anunciar que haría campaña por el voto a favor de SP en segunda vuelta, y hacerlo la misma noche del 19-N, sin condiciones, sin negociaciones. Porque, en efecto, no se trataba de negociar nada, sino de seguir él haciendo lo que estaba haciendo antes: luchar por expulsar a la izquierda del poder y por recuperar el gobierno para el sentido común.

Aunque yo mismo no he decidido mi propia posición sobre SP (la opción Hermógenes sigue siendo legítima), apoyo a José Antonio Kast en la legitimidad de la suya. Es más: creo que es la única consistente con el discurso que tuvo durante toda la campaña, en la que lo acompañé dentro de mis posibilidades.

A los moralistas que creen que todos deberían votar de la misma manera, por eso del "mal menor", vuelvo a dejarles la explicación de por qué eso no es así. No existe una sola respuesta correcta para todos en asuntos temporales: no hay dogmas.

Lo hago defendiendo el honor de SP y de todos los que votarán por él; pero también el honor de AG y de todos los que votarán por él desde la izquierda. Y el de los que harán otra cosa. Yo no lo he decidido todavía: estoy como el Frente Amplio, dentro de mi movimiento político (todavía no tiene nombre), en etapa de reflexión para ver si le damos o no el voto a SP: nada es gratis, depende de lo que conceda.

http://bajolalupa.blogspot.cl/2009/12/brevemente-no-existe-el-mal-menor.html